top of page

CIBERNETICA : Basi di Logonica ( e di teleologia )

Piccola premessa, anche in questo caso faccio riferimento ad appunti scritti negli

anni ‘80, come per l’articolo riportato a questo link


Indice :

Basi di Logonica ( e di teleologia )
Basi di Logonica ( e di teleologia )

Sistemi controreazionati


Quello che il genere umano ha sempre tentato di ottenere con il proprio lavoro è una condizione mentale che possiamo esprimere con il concetto di “certezza”, in effetti quello che sembra più naturale pensare è che tutti noi, la maggior parte delle volte, agiamo con uno scopo preciso, ovverosia operiamo per raggiungere dei fini, ci comportiamo in questo frangente come delle entità teleologiche e la dimostrazione di questo deriva proprio dalla evoluzione che ha avuto il pensiero teorico-scientifico: la maggior parte delle persone informate ha sentito nominare le teorie sul Relativismo di Albert Einstein, altri ancora sapranno delle ulteriori evoluzioni a cui ha condotto la Matematica Statistica applicata alla Fisica Quantistica, per non parlare delle elucubrazioni derivanti dalla filosofia-mistica.


Ma ritorniamo per il momento al fatto che noi possiamo definirci dei meccanismi teleologici, questa è una considerazione assai importante poiché permette di accedere direttamente ad una tipologia di ragionamento che ci introduce immediatamente nel vivo dei sistemi controreazionati o Feed-Back.


Se un elemento di un qualsiasi sistema opera per un fine, questo significa che a monte esiste una causa per la quale si presenta la necessità di ottenere un effetto (interessante la lettura del libro “Il caso e la necessità” di Jaques Monod), ad esempio, il fatto che per una persona il futuro sia un incognita, costringe il soggetto ad operare nel presente in modo tale da poter controllare o condizionare quest'incognita, al meglio delle sue potenzialità, in modo da rendere certo il più possibile ciò che si presenta totalmente incerto: in definitiva sussistono sicuramente delle relazioni molto strette che legano le cause agli effetti.


Lo studio dei sistemi controreazionati è indubbiamente complesso, nasce come una nuova scienza accanto alle scienze fondamentali dopo la seconda guerra mondiale e viene denominata Cibernetica o la scienza del controllo automatico, si occupa per l'appunto di sistemi nei quali vi sia interazione fra causa ed effetto, pertanto in questo testo tenterò di darne una visione elementare che spero sia comprensibile a tutti.


Partiamo come al solito del resto, cominciando con il fornire una visione semplificata di una rappresentazione dei sistemi controreazionati con un modello matematico rappresentato da un semplice schema a blocchi, ma prima, per poter capire che cosa venga rappresentato in uno schema a blocchi, bisogna far riferimento a delle sottigliezze mentali che ci aiutano nel lavoro costitutivo della teorizzazione e sono delle operazioni che la nostra mente può compiere facilmente se ben guidata.


Per fare questo bisogna introdurre una visione del concetto di "scatola nera", non quella che usano gli aerei per raccogliere tutti i dati del volo, ma quella che esprime una relazione fra due o più grandezze che vengono messe a confronto fra di loro.


Iniziamo col procedere passo dopo passo fino ad arrivare alla costituzione figurativa del concetto da esprimere e partiamo intanto con l'identificare che cosa siano queste grandezze, per fare questo riprendiamo il concetto di variabile e lo applichiamo a un evento fisico come la velocità di un oggetto; se dovessimo esprimere questa velocità con una lettera che contenga un dato potremmo dire che nel momento 'x', altra variabile che contiene il dato del tempo, il nostro oggetto avrebbe una velocità 'v', che per esempio si potrebbe supporre di 100 Km/h; allora le grandezze sono tutte quelle cose che noi possiamo misurare e trasformare mentalmente in variabili che ne esprimano il dato istantaneo: sono grandezze fisiche l'energia, la velocità, l'accelerazione, la potenza e molte altre ancora e tutte sono trasferibili su delle variabili che le possono esprimere numericamente, quindi sono delle cose in qualche modo calcolabili, che hanno dunque un loro campo di esistenza, una massa per esempio può assumere un campo di esistenza che va da zero kilogrammi-massa a dei numeri teoricamente tanto grandi da essere intesi come “infiniti” se per esempio dobbiamo fare la somma delle masse di tutto l'universo; anche per lo “spazio” è così, l'importante è capire che una variabile può contenere un dato di qualcosa che è omogeneo (faccio riferimento al processo di categorizzazione mentale già espresso nell’articolo precedente), e quel qualcosa sono proprio le grandezze che possono variare il loro stato momento per momento.


Se adesso vogliamo controllare come una grandezza può in qualche modo influenzare un'altra grandezza, allora identifichiamo un sistema del quale non conosciamo nulla, consideriamo una grandezza come ingresso di una scatola di cui non ne conosciamo il contenuto e vediamo la grandezza messa in relazione come l'uscita del sistema o della scatola; ecco finalmente che ci appare chiaro il concetto di "scatola nera": è qualcosa che esprime la relazione esistente fra due o più grandezze, attraverso delle funzioni che sono il contenuto di questo particolare contenitore.


A questo punto potremmo dire quindi che una grandezza viene messa in relazione con un'altra attraverso delle funzioni che sono a loro volta esprimibili non più solamente come dati, ma come operatori e quindi la scatola nera conterrà una serie di operatori matematici tipo moltiplicazioni o divisioni o altri tipi di operatori ancora, e dei dati o delle costanti o addirittura delle altre variabili, ma nessuno ci impedisce di far contenere a delle variabili anche delle funzioni e in definitiva ci saranno delle variabili che conterranno quella che è la relazione fra due o più grandezze, espressa appunto come funzione, quindi ancora numericamente utile, o forse addirittura quantizzabile.

Ma vediamo a questo punto di introdurre un primo schema che ci possa aiutare a capire ancor meglio il concetto di "scatola nera":


Primo schema per capire il concetto di "scatola nera".
Primo schema per capire il concetto di "scatola nera".

Questo semplicissimo schema è quello che ci può proprio servire; si notano subito quali siano le grandezze in ballo rappresentate da delle variabili, non solo, ma osservando l'indicazione delle frecce o dei vettori orientati, ci si accorge che la variabile indicata come 'x(s)’ è la variabile di ingresso della scatola nera, rappresentata questa con la funzione 'A(s)',mentre la variabile 'y(s)’ rappresenta l'uscita del sistema, perciò le due grandezze in questo caso verranno rappresentate tramite la variabile di ingresso che si suppone indipendente (o causa), e la variabile di uscita che assumerà dei valori in funzione dell'andamento della prima, indicherà dunque l'effetto del sistema.


Proviamo ora a trasformare questa configurazione matematica in un esempio comprensibile, traendo spunto dal concetto di lavoro, inteso ovviamente dal punto di vista fisico: noi esprimiamo un lavoro ogniqualvolta siamo in grado per esempio, di spostare una cosa da un punto nello spazio ad un altro e quindi se supponessimo di avere la possibilità di fare un lavoro pari ad un valore numerico 10 diremmo che la variabile 'x(s)=10', ora se lo spostamento che la cosa ha fatto consiste in un altro valore misurabile, per esempio '100' diremmo altrettanto che la variabile 'y(s)=100'; se ripetiamo l'esperimento con le stesse modalità, supponendo che 'x(s)=100', otterremmo che la variabile 'y(s)' assumerà un valore1000'; non è difficile a questo punto capire che la funzione espressa dalla scatola nera è identificabile in una moltiplicazione per 10 ovvero, potremmo dire che ‘espressione matematica che lega le variabili di ingresso e uscita é: 'Y(s)=10*X(s)’ od anche che 'A(s)=10*'; spero finalmente di aver reso l'idea su un piano molto semplificato del concetto di “lavoro”, ma soprattutto è interessante capire che dallo schema sopra indicato è possibile trarre una relazione matematica. (la stranezza forse... consiste nel fatto che la relazione matematica riporta la Y(s) a sinistra, mentre nello schema a blocchi è a destra... )

Complichiamo un po' le cose e introduciamo adesso lo schema ad anello chiuso che rappresenta proprio il sistema controreazionato da un punto di vista matematico, ma non ci si preoccupi dell'apparenza, quello che sembra di difficile si potrà dissolvere con degli esempi di facile comprensione:

Secondo schema per capire il concetto di "scatola nera".
Secondo schema per capire il concetto di "scatola nera" .

Cerchiamo ora di identificare una alla volta tutte le variabili che sono rappresentate nello schema sopra esposto e quali siano le loro relazioni:


La variabile 'x(s)' rappresenta l'ingresso del sistema, viene considerata classicamente come una grandezza analogica e cioè che può assumere dei dati in continuità numerica per quanto riguarda appunto un modo convenzionale di rappresentare questa tipologia di schema, si può dire che 'x(s)' è sempre una variabile indipendente in quanto può assumere nel suo campo di esistenza tutti i valori possibili, in altri termini con questa variabile noi possiamo identificare la "causa" di tutto il processo.


La variabile 'y(s)' invece è considerata l'uscita del sistema e sarà perciò una grandezza il cui campo di esistenza dipenderà dal sistema stesso, classicamente viene chiamata come variabile controllata dal sistema, ovvero potremmo definire questa variabile come “l’effetto del processo”.


La variabile 'z(s)' è una grandezza di confronto che dipende da 'y(s)' secondo una funzione indicata nello schema come 'B(s)' che rappresenta una "scatola nera", in sostanza la funzione 'B(s)' trasforma la grandezza di uscita 'y(s)' in un'altra che sia confrontabile con 'x(s)', ovvero questa scatola nera rappresenta il "controllo" effettuabile sull'effetto, è tutto ciò che si può fare con delle metriche: misure, calcolo delle tendenzialità ecc…


La grandezza 'z(s)' serve per dare la possibilità, tramite la funzione indicata come 'N(s)', o "nodo di confronto", di fornire una grandezza 'e(s)' che rappresenta lo scarto o l'errore che si identifica rispetto alla variabile di uscita 'y(s)', tra il suo valore prescritto e il valore assunto istantaneamente, dovuto agli scostamenti della variabile indipendente dal valore teorico per cui si dovrebbe verificare il valore voluto per l'uscita stessa.


Il "nodo di confronto" è quella parte del sistema che si incarica in qualche modo di fare delle comparazioni fra ciò che si ottiene istantaneamente come "effetto" e la "causa" che l'ha prodotto,indicando così, momento per momento, quali devono essere gli aggiustamenti da adottare per raggiungere il "fine".


La funzione 'A(s)' rappresenta quindi nello schema del feed-back la relazione esistente fra la grandezza errore ‘e(s)’ e la variabile controllata 'y(s)'.

Intuitivamente si può subito capire che la funzione 'A(s)' è quella che dà la possibilità al sistema di poter accedere a tutte le risorse necessarie per poter controllare 'y(s)', ovvero, per un buon funzionamento del sistema è necessario che la variabile 'e(s)’ abbia dei valori infinitesimali e quindi che la funzione 'A(s)' sia tendenzialmente molto “potente” od anche attiva dal punto di vista energetico e che assuma dei valori tendenti all'infinito o comunque molto elevati.


Riassumendo il tutto in una sintesi, con questo metodo si può schematizzare un "sistema" che esprime l'andamento di un "processo" costituito nelle sue parti essenziali, ovvero la "causa", l'"effetto" e il "fine".


Ora,sarebbe il momento di introdurre quelle che sono le relazioni matematiche fra le grandezze prese in esame, ma è stato provato che le formule matematiche rendono di difficile lettura qualsiasi testo poiché si impone al lettore una notevole domanda di attenzione rispetto al messaggio che si vuole fornire, molto meglio allora se si richiede di usare l'immaginazione per interpretare al meglio quello che avviene su sistemi che rispondono a queste caratteristiche.


Un metodo divertente di interpretazione sarebbe quello di identificare col segnale di ingresso 'x(s)',il flusso di un fluido, che dopo aver attraversato il nodo 'N(s)' e non avendo trovato nessuno, incontra, nel posto indicato come 'A(s)', qualcosa che ne modifica le caratteristiche, ad esempio la pressione e la temperatura e lo trasforma quindi in 'y(s)'.

Una parte di 'y(s)' viene ritrasformata da un altra apparecchiatura, nel caso specifico quella indicata con 'B(s)', in 'z(s)', che ha caratteristiche in qualche modo comparametrabili a 'x(s)', e questa viene introdotta nel nodo di confronto, in questo posto avvengono allora delle trasformazioni differenziali fra le caratteristiche di 'x(s)' e quelle di 'z(s)',dando origine a 'e(s)' che rappresenta proprio le differenze fra ciò che si dovrebbe ottenere momento per momento ed invece ciò che effettivamente avviene.


Si potrebbe benissimo pensare ad un boyler per ottenere dell'acqua calda da quella emessa dalla rete idrica: allora 'x(s)' rappresenterà l'acqua fredda, 'A(s)' rappresenterà tutta l'apparecchiatura per riscaldare l'acqua (la resistenza elettrica o il tipo di forno ecc.), 'y(s)' rappresenterà l'acqua calda,'B(s)' rappresenterà un termometro e 'z(s)' rappresenterà la temperatura indicata da questo, il nodo di confronto 'N(s)' può essere benissimo rappresentato da un termostato che confronta la differenza di temperatura fra l'acqua calda e quella che noi vorremmo raggiungere, a questo punto 'e(s)' ci indica qual'è lo scarto di temperatura.


Se ammettessimo allora che ad un certo istante 'y(s)'= (acqua calda), avesse delle caratteristiche di temperatura diverse da quelle per cui opera 'A(s)'=(resistenza elettrica), queste variazioni sarebbero riportate nel nodo di confronto da 'z(s)’=( temperatura misurata) e allora si provvederebbe a modificare la grandezza 'e(s)' = (scarto fra la temperatura istantanea e quella impostata), che a sua volta informerebbe 'A(s)' delle "decisioni" da prendere: continuare o meno a riscaldare l'acqua!


Osservando attentamente la questione, si capisce che la funzione 'A(s)' determina l'andamento della funzione in uscita, mentre la funzione 'B(s)' = (il termometro) determina le possibilità di scostamento dai valori voluti.


Ora è possibile trarre alcune considerazioni importanti, ma prima, per dovere di informazione, è giusto specificare che sia le variabili che le funzioni sono definibili come dei "numeri complessi" e in sostanza sono le cosiddette Laplace-trasformate delle grandezze e delle loro relazioni.


In definitiva, le relazioni che legano l'ingresso all'uscita del sistema possono esprimersi in due casi attraverso le seguenti formule:


A)

Prima Formula
Prima Formula

Questa espressione indica appunto come vengono messe in relazione le due grandezze che più ci interessano, si può osservare che se il prodotto di 'A(s)' per 'B(s)' è di molto maggiore di '1' allora è eseguibile un'ulteriore semplificazione della formula sopra esposta in quest'ultima:

B )

Seconda Formula
Seconda Formula

La prima considerazione che si può trarre da quanto sopra esposto, è che ‘y(s)’esiste in funzione di ‘x(s)’ (il loro rapporto è esprimibile tramite appunto una funzione, ossia una relazione matematica), e per riportare il discorso sulle cause e sugli effetti vediamo che se sussiste una variazione di ‘x(s)’ cioè della grandezza indipendente, causa attraverso una funzione, un effetto, che viene rappresentato come una variazione di ‘y(s)’.

La seconda considerazione è quella relativa alla dipendenza di ‘y(s)’da ‘x(s)’, solo dalla espressione 'B', qualora sia verificato, come già detto, che il numero espresso dal prodotto delle due funzioni sia molto maggiore di '1', il che può anche significare che la funzione 'A(s)' sia esprimibile in un numero che tenda all'infinito o comunque molto molto grande rispetto a “B(s)”.


La terza considerazione che si può trarre dipende dal ‘segno" positivo o negativo della espressione 'B(s)', ma a questo punto è utile riportare degli ulteriori esempi pratici per rendere comprensibile quanto finora espresso.

Un altro esempio che può rendere un buona idea di che cosa significhi sistema controreazionato è quello che prende spunto dal comportamento di un qualsiasi automobilista che vuole provare per un certo tratto di strada a mantenere una velocità il più costante possibile, noi lo potremmo osservare tutto intento a controllare il tachimetro e la strada, e costantemente agire di conseguenza sul pedale dell'acceleratore premendo o lasciando il pedale stesso, in modo da ottenere l'effetto voluto; ora proviamo a riportare in variabili questa situazione e subito ci accorgiamo che la velocità è la grandezza controllata ossia 'y(s)', che la pendenza della strada è la grandezza indipendente ossia 'x(s)', che il sistema tachimetro-uomo-pedale dell'acceleratore assume la funzione 'B(s)' e con un po' di fantasia si potrebbe indicare come 'z(s)' il flusso del carburante che entra nel motore mentre la variazione apportata dall'azione dell'acceleratore può essere intesa come la grandezza errore 'e(s)', allora il sistema di alimentazione del carburante può avere la funzione 'N(s)' e il motore la funzione 'A(s)'.


Si può osservare che qualora la potenza del motore, ovvero la funzione 'A(s)' sia esprimibile in un numero grande, tutto il sistema è imperniato sulla funzione 'B(s)', ossia su quello che in termini industriali viene chiamato servomeccanismo, nel nostro caso, l'autista che gioca con il pedale dell'acceleratore.

Un'altra cosa importante da notare è quella relativa alla importanza del segno imposto alla funzione 'B(s)': supponiamo che, qualora la velocità della vettura tendesse a diminuire per effetto della pendenza percorsa in salita della strada, l'autista accorgendosi di questo scostamento agisca sul pedale dell'acceleratore premendolo, ossia darebbe più potenza al motore, mentre se al contrario la velocità tendesse ad aumentare per effetto di una pendenza della strada percorsa in discesa, il nostro autista agirebbe in modo contrario e quindi togliendo potenza, questo ci indica in sostanza che il sistema controreagirebbe sulla causa tramite la funzione 'B(s)', scende da ciò che il suo segno in questo caso è negativo.

Ma che cosa succederebbe se il segno fosse positivo? E` facile da immaginare, succederebbe che in discesa l'autista tenderebbe, dando più potenza a far aumentare la velocità, mentre in salita tenderebbe a far fermare la sua corsa togliendo potenza al motore.

Si può quindi fin d'ora notare che qualora il segno della funzione 'B(s)' sia negativo si ottiene un sistema "a controllo", mentre se il segno è positivo si ottiene un sistema "a tendenza", quindi concludendo questa constatazione, si può affermare che i sistemi a controllo o "controreazionati" sono quei sistemi che in qualche modo permettono una stabilità alla grandezza controllata attraverso una funzione ben determinata, mentre i sistemi a tendenza possono essere visti come quei sistemi che, sempre attraverso una funzione ben determinata, accentuano il processo indotto.


Moltissimi processi naturali sono riconducibili a questa tipologia di sistemi, possiamo prendere ad esempio anche alcuni processi del nostro organismo, si pensi ad esempio al sistema visivo, tutti noi osserviamo la dilatazione della pupilla in riferimento alla variabilità di luce che riceve, o in riferimento al punto di attenzione che coglie la nostra mente, nonché la velocità di focalizzazione dell'immagine.

Anche per quanto riguarda il funzionamento dell'apparato uditivo possiamo affermare che si tratta di un sistema controreazionato il cui campo d'azione si esprime da delle frequenze molto basse dell'ordine del centinaio di hertz fino ad arrivare ai sedicimila hertz circa, ma la sensazione in questo caso è data da una forma logaritmica di trasmissione del campo sonoro, mentre per quanto riguarda gli altri tre sensi possiamo dire che sono ancora dei sistemi la cui controreazione viene fornita da meccanismi mentali di carattere diverso da quelli sopra esposti, per esempio per il senso del gusto bisogna pensare ad un sistema complesso che interessa tutto quanto quello che riguarda il funzionamento del apparato digerente per capire che si tratta di un sistema controreazionato di tipo complesso che deriva dal fatto che si effettuano mentalmente una serie di operazioni cerebrali che associano il senso fisico del gusto al senso mentale di fame e quindi al troppo pieno e troppo vuoto tramite delle reazioni nervose di origine elettro-chimica, per non parlare del senso dell’olfatto, che è dovuto ad uno scambio periodico del flusso d’aria lasciato passare dalle narici!


Nel genere umano quindi, come in qualsiasi essere vivente, troviamo dunque innumerevoli esempi di sistemi controreazionati, potremmo dire da un punto di vista meccanicistico che funzioniamo in conformità a dei complessi di sistemi a retroazione, dove chi gioca un ruolo fondamentale è il sistema nervoso.

Spero che questi esempi siano stati utili per la comprensione del funzionamento dei sistemi controreazionati almeno da un punto di vista elementare, ma vediamo adesso di approfondire ulteriormente una cosa che mi sembra importante, perlomeno per quanto riguarderà in futuro le analogie che si possono ritrovare con le ipotesi di funzionamento della nostra mente, e quindi, per analogia alle funzioni implementabili a macchine che si basano su processi di intelligenza artificiale, supponiamo a questo punto di dover controllare come un disturbo interferisca su sistemi di questo tipo, vediamolo come al solito prima sotto un aspetto logico-matematico.


Per fare questo utilizziamo un altro schema che ci fornisca la rappresentazione delle grandezze "disturbi", che sono in effetti dei fenomeni fisici che concorrono in modo indesiderato al funzionamento del sistema e ci dia la possibilità di capire altre cose ancora che saranno utili per una visione d'insieme, sia per quanto riguarda l'analisi della realtà effettuale e naturale, sia per quanto riguarda la comprensione del particolare osservato.

Ecco allora un altro schema che indica la possibilità di inserimento nella catena chiusa, o anello che esprime la controreazione, delle grandezze definite come disturbi, ovvero di segnali che interferiscono col sistema preso in esame, in modo da rendere più completa la possibilità di comprensione del sistema stesso:


Terzo schema per capire il concetto di "scatola nera" .
Terzo schema per capire il concetto di "scatola nera" .

Come si può notare da questo ulteriore schema a blocchi, i possibili inserimenti sono tre e sono rappresentati dalle grandezze 'd1(s)','d2(s)' e 'd3(s)' che si inseriscono nei tre rami della catena attraverso dei nodi sommatori andando a produrre le modificazioni delle grandezze di segnale che potremmo indicare con gli indici 'e1(s)','y1(s)' e 'z1(s)', questa volta, pur non facendo un'analisi più approfondita, ammetteremo soltanto che nei sistemi controreazionati, l'effetto dei disturbi viene sentito dal processo in modo tanto più attenuato, quanto più il sistema è controreazionato, ovvero, il sistema è quantomai efficace contro i disturbi che influenzano il processo in relazione alla possibilità di controllo che può eseguire sull'effetto istantaneo.


Apriamo una parentesi e guardiamoli sotto un altro aspetto questi disturbi che influenzano il sistema in un modo indesiderato, ipotizziamoli dunque come prodotti a loro volta di altri sistemi di questo genere, ci accorgeremo allora che se tutto o gran parte di quello che succede in natura sono funzioni di sistemi controreazionati, questi tendono ad interagire fra loro ma in modo sempre decrescente fino a portare alcune catene di sistemi ad una forma di stabilità intrinseca, ovvero, possiamo ipotizzare una armonia di cause ed effetti che generano per certi versi una confusione di interazioni o casualità, ma che per altre ragioni tendono ad un ordine fisico di stabilità o quiete. (Una forma strana per definire l’effetto dell’entropia)


Sotto questo aspetto diventa allo stesso tempo facile e difficile capire il gioco della natura, come del resto succederà per capire il gioco del funzionamento della mente, se supponiamo delle catene di sistemi controreazionati che tra loro interagiscono in modi differenti e con differente incisività, quello che nella visione dell'insieme diventa armonia viene ad essere confusione per la visione del particolare, solo la possibilità di tenere presenti in mente questi due aspetti della realtà ci può essere di aiuto per comprendere il gioco delle cose nell'armonia degli eventi.

Per dare un esempio pratico a quanto sopra esposto, ritorniamo al nostro autista e supponiamo ad esempio che il disturbo venga localizzato nella distribuzione del carburante, ovvero che la macchina sia un poco ingolfata e che quindi tutto si riduca ad effettuare con maggior cura il gioco da fornire al pedale dell'acceleratore; possiamo anche pensare che la lancetta del tachimetro vibri un poco e quindi dia un segnale visivo disturbato al nostro povero autista, ma non si tratterà che di mantenere la vibrazione attorno al valore di velocità indicato e voluto come costante e tutto si risolve.


Ma se pensiamo alle cause che, per esempio, hanno portato al malfunzionamento della distribuzione del carburante, dovremmo fare una ricostruzione storica degli eventi e probabilmente scopriremmo che può essere successo perché le vibrazioni del motore hanno fatto svitare una vitina dell'apparato di distribuzione, che il meccanico, l'ultima volta che aveva controllato la macchina, si era dimenticato di stringere bene a causa di una telefonata che proprio in quel momento lo aveva distolto dal lavoro a causa di un temporale che imperversava nella zona.

Dovremmo stabilire quindi che tutto parte dal fatto che forse un giorno di tre mesi prima c'era stato un temporale nella zona, che a sua volta dipendeva dal fatto che in quel periodo vi era un'area di bassa pressione atmosferica e potremmo continuare così all'infinito, regredendo nella sequenza temporale degli eventi; provate ad immaginare adesso alle cause delle vibrazioni del segnale del tachimetro con lo stesso metodo, c'è da divertirsi.

Vediamo ora di fare una analogia con dei sistemi che si possono indicare a controreazione logica, o meglio dei modelli di programmazione che permettono un controllo della variabile di uscita quando le grandezze analogiche trattate, come ad esempio tutte le grandezze fisiche che si possono individuare in natura come la velocità, l'accelerazione, la temperatura, l'umidità ecc., sono riconvertite tramite dei sistemi di lettura utilizzanti l'elettronica in funzioni logiche e quindi trattate e controllate tramite dei processi a controllo numerico.

Il processo di conversione da grandezze analogiche a grandezze logiche è molto semplice, basti pensare che è sufficiente che ci sia la possibilità di trasformare quelle grandezze che vengono sentite tramite dei trasduttori, in grandezze elettriche, tipo tensione o corrente e queste a loro volta verranno convertite in segnali logici, ovvero dei codici che si basano sulla presenza o assenza di uno stato energetico, in un determinato punto ed in un determinato momento, tramite dei circuiti appositi, i convertitori analogico-digitali che sostanzialmente forniscono sequenze di impulsi di tensione che corrispondono, ad esempio nei linguaggi dei computers, a dei codici numerici binari, permettendo quindi di effettuare qualsiasi operazione di calcolo e di lettura delle grandezze che vengono campionate. ( vedasi l’articolo )


Si tratta in sostanza di utilizzare dei nuovi procedimenti che sono analoghi per funzionamento a quelli classici ma utilizzano là dove è possibile, tecnologie digitali che permettono una diversificazione sia del trattamento delle grandezze in ingresso sia dei processi di controllo di quelle in uscita.

Con l'utilizzo quindi delle tecniche moderne a microprocessore o microcomputer si possono migliorare quelle che sono le prestazioni dei sistemi controreazionati classici poiché i controlli ed eventualmente altre operazioni di carattere matematico come per esempio la definizione istantanea delle tendenzialità della grandezza campionata o il calcolo della relazione con altre grandezze controllate o riparametrate viene eseguito a livello di "programma", in altre parole è possibile costruire un programma che agisca in funzione a delle letture effettuate sulla grandezza, o sulle grandezze indipendenti in modi assai complessi, ed è questa la nuova via aperta alla robotizzazione o alla completa automatizzazione di alcuni processi, specialmente per quanto riguarda il controllo di qualche attività operativa attinente all'elaborazione di dati.

E` comprensibilmente inutile portare degli esempi a riguardo vista la quantità di questi sistemi adottati in tutte le nostre industrie, basti pensare alla automazione del controllo della climatizzazione o di processi di ottimizzazione di distribuzione e di frenata di alcune vetture o ai robots che sostituiscono l'operare umano sulle catene di montaggio o ancora ai computers che in qualche modo si comportano in modo “intelligente”, ma è appunto questo lo scoglio che si vuole analizzare: l'intelligenza delle macchine, ovvero l'intelligenza omeostatica.


Il mondo delle variabili e l’intelligenza omeostatica


Vediamo di chiarire un po’ il significato di intelligenza omeostatica e partiamo dal presupposto di dividere le macchine secondo un livello di intelligenza impiegata, senza per il momento scendere a spiegare il concetto di intelligenza, ma fornendo dei livelli di classificazione per quanto riguarda l'utilizzo di queste tipologie di processi di elaborazione dei dati.

Si può parlare di intelligenza omeostatica ogniqualvolta si incontri un comportamento risolutivo di un determinato problema che presuppone una elaborazione di dati, ma parlare di elaborazione di dati ci porta di conseguenza a parlare di un mondo costituito da variabili.


Come già fatto capire in precedenza, questo è un mondo che per alcuni lettori può sembrare strano perlomeno perché ci porta a dei ragionamenti del tutto teorici, ma è effettivamente un modo di concepire una realtà che ci sta attorno e oltretutto, è stato questo il fattore che ha portato l'uomo a realizzare la possibilità di mettere nelle macchine un sistema di lavoro che assomiglia per certi versi a quello che utilizza la nostra mente.

La metodologia che ha reso possibile l'utilizzo delle variabili come elementi di elaborazione e di costituzione di processi di controllo e quindi di lavoro è stata data dalla possibilità di far effettuare a delle macchine anche le più complesse procedure di calcolo, in altre parole tutto quanto quello che è possibile calcolare fa parte del mondo delle variabili, la stessa divisione esaustiva del mondo in classi è stata riportata tramite delle elaborazioni permesse dalla tipologia della matematica matricale in variabili che si possono elaborare, e la qualità di queste variabili viene determinata dai tipi logici a cui fanno parte.

Detto questo è facile capire che si possono introdurre nelle macchine determinati tipi di processi di elaborazioni di dati che possono far assumere alle stesse delle forme comportamentali e quindi è possibile capire che si possa parlare di comunicazione anche per quanto riguarda questi nuovi componenti della realtà fisica, ovvero, dobbiamo a questo punto ammettere che oltre alla comunicazione animale esiste una nuova forma di comunicazione artificiale che è quella che l'uomo ha introdotto nelle sue opere di maggior ingegno, quelle macchine che potranno un domani essere ancor più di oggi un notevole aiuto per l'uomo stesso nei più svariati campi di azione. (a questo proposito inviterei a dare una occhiata alla macchina di Turing, anno di grazia 1936)


Ma se parliamo di forme comportamentali e di comunicazione per quanto riguarda questi nuovi prodotti non dobbiamo dimenticare che sono stati generati da una intelligenza creativa che si distingue nettamente da quella omeostatica perché frutto di combinazioni di attività mentali per nulla simili a quelle che sono all'origine delle elaborazioni di dati, quindi tutti gli attributi che potremmo dare a questi prodotti partiranno dal presupposto di essere attributi artificiali, in sostanza possiamo parlare di comportamento, di comunicazione e di intelligenza, artificiali, dove alla base di tutto c'è un mondo costituito da dati e da funzioni.

Gli stessi sistemi sono composti per costituzione da un supporto cosiddetto hardware o pesante, che ne identifica la parte fisica di funzionamento, ossia i vari tipi di circuiterie, i supporti di memoria,l e varie tipologie di sonde, eventualmente le varie strutture di output come attuatori: motori, braccia e mani meccaniche o strumenti di lavoro dai sistemi stessi azionati, e da un supporto software o morbido, leggero, che invece ne identifica la metodologia di programmazione, la tipologia dei processi di elaborazione dei dati, eventualmente nei sistemi delle ultime generazioni la strutturazione dei "campi di conoscenza", in definitiva tutto ciò che un programma di elaborazione di dati e di conoscenza può identificare.


Questo ad esempio è uno schema a blocchi semplificato di molto, che rappresenta il centro vitale della struttura hardware di un qualsiasi sistema di elaborazione di dati elementare:

(notate i segni del tempo?)


struttura hardware di un qualsiasi sistema di elaborazione

Come si può osservare, ci si trova di fronte ad una struttura rigida composta da una C.P.U. o centrale di controllo di processo che rappresenta il cuore o , se lo vogliamo, il centro nervoso vero e proprio dove avvengono le elaborazioni del sistema, da delle porte di ingresso e uscita dati che servono per mettere in comunicazione questo centro con delle periferiche intelligenti o meno, da una struttura di memoria a sola lettura rappresentata dalla R.O.M., da una memoria di lettura e scrittura o R.A.M. e da un sistema di logica di controllo; una tale struttura però può essere resa modulare dall'inserimento di altre strutture analoghe, tramite appunto le porte di input-output, apportando elasticità di elaborazione e potenziando la metodologia intellettiva, sempre dal punto di vista omeostatico, della macchina stessa.


Per quanto riguarda la parte software dobbiamo subito distinguere almeno tre livelli di programmi ossia, quelli rivolti alla macchina che si identificano nei "programmi macchina" espressi in linguaggi adatti alle trasformazioni delle informazioni in segnali elettrici, chiamati in un unico termine "sistema operativo" o firmware, e residenti nelle R.O.M., (o altri tipi di memoria a sola lettura per l'utente), quelli applicativi che sono i programmi che danno la possibilità alla macchina di compiere determinate operazioni rivolte al mondo esterno e questi ultimi sono dei programmi che vengono scritti attraverso dei linguaggi che dipendono dal tipo di sistema operativo adottato, dal kernel, per quella macchina, entrambi residenti in altri supporti di memoria a lettura scrittura e poi elaborati in R.A.M..

Si può dire che i linguaggi più moderni e i sistemi operativi più evoluti crescano in simbiosi, non solo, ma in tutti e due questi tipi particolari di linguaggi, sia per quello del sistema operativo sia per quello di programmazione degli applicativi dobbiamo identificare due forme di informazione, ovvero, le informazioni che rappresentano i dati e quelle che rappresentano le funzioni, in sostanza, ritornando alle tipologie di conoscenze e alle metodologie di comunicazione ad esse sottintese possiamo asserire che queste macchine adottino una conoscenza fino a questo livello, di secondo tipo, sono in grado cioè di adottare una terminologia che indichi una conoscenza 'delle' cose e una conoscenza 'sulle 'cose, ma che per loro sono variabili, soltanto variabili, e tra l'altro, almeno fino a questo momento, la quantità di variabili e la loro qualità sono stabilite da chi è l'artefice della macchina stessa.


Lo scoglio da superare è quello che si può identificare come implementazione della conoscenza che tutte le funzioni e tutti i dati che queste macchine possono trattare sono di per se stesse ancora delle variabili, ossia infondere la possibilità di elaborare sia le funzioni che i dati, secondo tipologie di programmazione ancor più evolute, questo specifico compito sarà quello che l'uomo si aspetta dai computers della quinta generazione: poter in qualche modo dare autonomia alle macchine sulla metodologia dei processi da adottare. (tenete conto che lo scritto era stato fatto negli anni ‘80)

Tanto per dare una buona immagine delle varie tipologie di intelligenza omeostatica possiamo dire che qualora la risoluzione di un problema premetta la conoscenza di un numero finito di variabili, la metodologia di risoluzione del problema sia in qualche modo sempre la stessa, ossia, presupponendo il problema pratico di costruire una forchetta, ci sia sempre un solo processo utilizzato, ma non dobbiamo dimenticare che questo processo può essere un processo ottimizzato per quanto riguarda appunto la risoluzione del problema, sia in definitiva la migliore possibilità che si può attuare con un processo di elaborazione; ma se consideriamo il fatto che un processo è identificabile come una serie di operazioni dovute a delle funzioni possiamo dire che il medesimo può essere inserito in una variabile che lo identifica.


Allora,quella che nei sistemi controreazionati classici veniva identificata come una singola funzione 'B(s)', qui deve identificare un singolo processo di elaborazione; si può anche supporre che al modificarsi dello stato delle variabili venga modificato il processo di risoluzione del problema, secondo una forma più evoluta di intelligenza e quindi si potrebbe parlare di una modificazione a livello più evoluto della macchina preposta alla risoluzione di quel particolare tipo di problema, poiché si presuppone la possibilità di modificare il processo indicato sopra come 'B(s)' in un altro 'B1(s)',secondo una inferenza imposta.

Avremmo così ottenuto il risultato di immettere un motore inferenziale nella macchina che sarà quindi in grado di poter proporre una ottimizzazione di una risoluzione ad un determinato problema secondo una metodologia logica di analisi e scelte che questa effettuerà sempre però con lo stesso metodo, ovvero in relazione al motore inferenziale adottato, in termini molto più pratici diremmo che la macchina diviene tanto più intelligente quante più sono le possibilità di modificare i processi adottati in relazione al fine preposto.


Possiamo a questo punto ipotizzare una modalità di suddivisione dei sistemi secondo una tipologia che ne indichi il livello evolutivo in termini comportamentali e se prendiamo come livello di base quelle macchine che utilizzano i sistemi controreazionati classici, ovvero dove la funzione 'B(s)' è unica, allora un secondo livello può essere benissimo interpretato come se al posto di una sola funzione la variabile sopra indicata rappresentasse un processo di funzioni che sia il prodotto di un sistema in grado di assolvere al compito di risolvere un problema o una qualsiasi attività, mentre un terzo stadio sarebbe rappresentato da sistemi che hanno possibilità inferenziali, ossia possono adottare comportamenti diversi qualora siano in grado di effettuare delle scelte dettate da una analisi autonoma relativa all'impostazione della risoluzione di un determinato problema, in altre parole, quei sistemi che hanno la possibilità di acquisizione sia percettiva che di categorizzazione secondo una metodologia inferenziale che ne sottintenda la possibilità deduttiva e induttiva del loro campo di conoscenza, in sostanza dotandole di possibilità analitica di processi ed eventi in riferimento ad una determinata problematica.


Ma a questo punto della nostra analisi bisogna fare una riflessione importante sotto l'aspetto epistemologico relativamente alle possibilità di meccanizzare determinati processi evolutivi della cosiddetta intelligenza artificiale, non tanto per porre dei limiti invalicabili al nostro operare scientifico nell'ambito della materia del trattamento dell'informazione, ma in quanto la teorizzazione, che in noi è un'attività mentale di utilizzo comune, ci porta a trarre delle concettualizzazioni di carattere endogeno e nella sostanza semantiche, per darci la possibilità di indicizzare fino a dove è possibile la tipologia del gioco delle variabili che fa parte del modo di operare delle macchine, ma che invece nella mente umana ritrova, come in seguito sarà esposto, una metodologia fondamentalmente differente nell'operare cerebrale dei processi stessi di concettualizzazione.


Partiamo quindi dal presupposto di indicare, ancora senza esprimere il concetto di variabile sotto una forma di operazioni mentali e sempre tenendo come base di analisi la conformazione in tipi logici della costituzione delle variabili, il fatto che se noi possiamo rappresentare un dato qualsiasi con una variabile adatta allora è vero anche che possiamo ripetere questa operazione con una fase teoricamente regredente fino a portare ad un limite l'espressione del dato che una variabile può contenere, sia nel senso entalpico che nel senso entropico della operazione che andiamo ad effettuare e tale limite può essere dato nei due casi al tutto o al nulla.


Questa operazione la si può notare quando per esempio si passa dalla considerazione che ad una variabile si possono associare degli attributi, ossia supponiamo che la variabile 'f$' contenga sempre un nome femminile, gli attributi che potremmo associare a quella variabile sono moltissimi si pensi agli attributi del significato di donna, in questo caso effettueremmo sulla variabile delle operazioni mentali entalpiche, al contrario si potrebbe soltanto prendere come attributo della stessa il fatto che contiene un nome e in questo caso avremmo fatto delle operazioni mentali entropiche.


Ora pensiamo al fatto che ogni attributo è una grandezza omogenea, per esempio se consideriamo l'attributo "bellezza" avremmo un campo di esistenza dello stesso che va da delle punte espresse secondo delle percezioni di sensi di bruttissima, orrenda a delle punte che si esprimono con le parole bellissima, incantevole e per lo stesso motivo, in altri termini dovremmo dire indifferente, ignorabile; allora dovremmo accorgerci che il risultato di queste espressioni è dovuto a delle comparazioni e ad altre operazioni mentali che fanno parte del sistema di percezione ed esprimiamo dei giudizi che però non hanno un ben distinto valore fra loro, non sono calcolabili e per di più del tutto soggettivi in senso stretto, oltretutto ricordiamoci che essendo gli attributi visti sotto l'aspetto di grandezze per la nostra percezione, sono trasportabili ancora in variabili e potremmo quindi riportare queste variabili in un sistema di calcolo, ma è appunto nel sistema di calcolo che si incontrano le prime difficoltà, per capire bene quanto sto tentando di esprimere si pensi al fatto che noi potremmo in qualche modo ripartire il campo di esistenza di una variabile in diversi settori, ed ammesso anche di introdurre una tipologia di identificazione del settore tramite un calcolo condotto con l'introduzione dei valori limite e con delle riparametrazioni di carattere statistico, non avremmo fatto altro che fornire ancora una struttura rigida di costituzione di elaborazione alle macchine in cui è stata inserita questa implementazione di intelligenza, in quanto siamo sempre legati a delle forme di matematica rigida che nulla hanno in comune con il sistema umano di trasformazione delle informazioni e oltretutto, come potremmo poi infondere quelle che sono le possibilità di intervenire sull'informazione stessa, sia nel senso entalpico che nel senso entropico?


Supponiamo di partire dalla catalogazione in una classe che esprima il genere umano, e supponiamo di arrivare a fornire una variabile che contenga il nome di una persona, questa sarebbe una operazione intermedia, poiché di quella persona come di molte altre potremmo esprimere una nostra considerazione in base ad una qualsiasi elaborazione, per esempio dire che quel nome corrisponde ad una persona di una certa razza o di un certo ceto della società, o ancora di sesso maschile, o chissà quali altri attributi potremmo indicare, ma allora, ogni attributo indicato è ancora esprimibile in una variabile che ne sottintende il campo di esistenza, ed è appunto questo uno dei passi più difficili da compiere per una meccanizzazione dei sistemi di elaborazione: vedere sotto una certa ottica la posizione del dato indicato in una variabile rispetto al suo campo di esistenza, ossia fornire un giudizio di impressione, dovremmo ammettere che si vuole fornire alle macchine la capacità di individuare un punto di riferimento od un sistema di coordinate e di costruirci autonomamente una o più possibilità di elaborare delle metriche!.


La meccanizzazione di un tale procedimento dichiarativo, che è una delle basi di funzionamento delle attività intellettive umane e rispetta quelle che potremmo definire come il risultato delle armonie di stati attenzionali o stati emergenti di funzioni neuronali che la nostra mente dispone per effettuare tali operazioni, nelle macchine deve comunque rispettare delle regole di procedure che al massimo possono essere compensate con l'introduzione di artifici matematici, come appunto la concezione di limite e quella di errore, nonché la concezione di fornire attraverso queste emulazioni artificiose la possibilità dichiarativa probabilistica e la possibilità dichiarativa di indicidibilità, oltreché naturalmente con il supporto della logica più elementare riconsiderare il tutto o in parte quelle informazioni che saranno in grado di essere percepite come vere o false, questo soprattutto quando ci sarà bisogno di ottenere delle comunicazioni di carattere collaborativo o di interscambio e di interazione fra macchina e macchina, macchina-ambiente o uomo-macchina.


E` difficile a questo punto indicare quali siano le vere possibilità di ulteriori automazioni nel campo dell'intelligenza artificiale, ma è sicuro che una cosa non verrà mai emulata tanto bene come la possibilità creativa e di teorizzazione propria della costituzione della mente umana, specialmente per quanto riguarda l'autoapprendimento cosciente del mondo che ci circonda, per quanto riguarda il pensiero che non sarà mai trasportabile come espressione delle possibilità umane di modificazione delle informazioni; si potranno in definitiva emulare tanti processi omeostatici di concepimento dell'operare mentale ma mai, e perché assolutamente inutile ed assurdo, poter riprodurre meccanicamente ciò che di meccanico ha soltanto il fattore fisico della costituzione armonica degli stati di informazione.


Un esempio che per quanto banale possa sembrare può far capire meglio i concetti sopra esposti lo si può individuare in un comportamento che andremmo ad analizzare quando pensiamo ad una macchina concepita con i migliori criteri per la produzione di forchette cucchiai e coltelli in maniera del tutto autonoma, allora bisogna pensare che questa sia una macchina tanto complessa da far immaginare un suo comportamento intelligente per quanto riguarda il settore di conoscenza che gli è stato dato, in effetti dovrà occuparsi di tutta la produzione di questi comuni oggetti di utilizzo con dei strumenti e dei servomeccanismi adeguati, compresi sistemi intelligenti per l'ottimizzazione dei risultati e dei controlli, potremmo anche dargli un motore inferenziale e interfacce di interazione evolute uomo-macchina ma come si comporterà qualora gli chiedessimo la procedura di sbucciare una mela?


Sarà mai in grado di poter elaborare una procedura che le consenta di compiere una operazione così banale senza chiedere aiuto a chi gli impone una tale operazione?

Vediamo ora nella realtà tecnica la realizzazione di un comportamento meccanizzato attraverso questo semplice algoritmo che ci serve per poter dare una forma più pratica a quanto sopra esposto.


Il sistema che ci dobbiamo immaginare è composto da una sonda per misurare la temperatura e da un semplice computer che riceve il segnale da questa inviato e ne fa una elaborazione dando delle impressioni sulla temperatura; ovviamente per non introdurre un linguaggio per molti sconosciuto scriverò l'algoritmo in modo comprensibile, utilizzando un italiano stereotipato che è simile ad un linguaggio evoluto di programmazione, evitando di fornire ulteriori spiegazioni per quanto riguarda il sistema operativo su cui un simile linguaggio può essere inserito; passiamo subito a vedere questi semplici passaggi:


0) Dichiarazioni:'A' numerico

1) Stampa " vuoi una mia impressione?"

2) Attendi una risposta

3) Se "si"allora vai a 6

4) Se "no" allora stampa "ciao" e vai a FINE

5) Stampa "scusa non ho capito" e vai a 2

6) Leggi A

7) Se A è minore di -10 allora stampa "è freddissimo, mi si congela la sonda...", vai a1

8) Se A è compreso fra -9,99 e 5 allora stampa "è freddo, ma si può sopportare", vai a1

9) Se A è compreso fra 5,01 e 10 allora stampa "è fresco, si comincia a stare bene", vai a1

10) Se A è compreso fra 10,01 e 25 allora stampa "per me è una temperatura buona", vai a1

11) Se A è compreso fra 25,01 e 30 allora stampa "calduccio, si sta bene", vai a1

12) Se A è compreso fra 30,01 e 40 allora stampa "fa caldo,non vorrei scottarmi",vai a1

13) Se A è maggiore di 40 allora stampa" è caldissimo, mi sto scottando la sonda...",vai a1

14) FINE


Mi rendo conto che come esempio è banalissimo e non vorrei con questo offendere nessuno, ma quello che mi interessa spiegare, sperando che la forma sopra utilizzata di linguaggio sia stata comprensibile per rendere l'idea di un processo di elaborazione di una variabile, è il fatto che indubbiamente al verificarsi di una condizione si otterrà sempre una stessa risposta, pur potendo affermare che la macchina in questo caso potrebbe, con algoritmi più complessi fornire risposte diversificate introducendo altri parametri di valutazione e altre variabili, restando ben si intende, nell'ambito di una condizione determinata, per esempio, se si introducessero delle variabili di comodo daremmo la possibilità di fornire non solo una diversificazione delle risposte ma potremmo condizionare la macchina a delle azioni diversificate.


Il comportamento possibile che corrisponde alla forma di conoscenza di una macchina come questa potrebbe essere interpretato come un comportamento “stupidamente” intelligente, se impiegassimo algoritmi più complessi, ma non dobbiamo dimenticarci che da una analisi del linguaggio usato per colloquiare con questa macchina,l a sua conoscenza si limita al secondo livello e corrisponde una forma di intelligenza omeostatica che può arrivare fino ad un terzo stadio, sarà in grado quindi, tramite delle elaborazioni autonome dovute all'inserimento di un motore inferenziale, di trasformare i processi di risoluzione dei problemi al verificarsi di un determinato sviluppo delle variabili che dovrà considerare.


Sarà sempre reso impossibile però, con quella forma di comunicazione l'operare sulla variabile 'A' che rappresenta la temperatura, una elaborazione in senso entalpico od entropico, associando intrinsecamente degli attributi alla stessa; per tentare di simulare questo dovremmo utilizzare dei linguaggi più complessi che permettano di formulare una variabile attraverso ad esempio strutture di questo tipo: 'A' ='0-1-1-0-1-1-0' dove gli elementi binari rappresentati vengono associati a determinati attributi che la variabile in considerazione può o meno prendere a seconda della posizione che assumono all'interno della struttura del vettore che la rappresenta, potremmo così associare e far elaborare diversamente i dati facendo riferimento al fatto che sia presente o meno un attributo in quella variabile, in altre parole, se alla prima posizione del vettore associamo l'attributo "personale", nella seconda "fisico", nella terza "chimico", nella quarta "classico", nella quinta "poetico" e quant'altro ancora potrà essere un attributo per quella variabile, potremmo ottenere così la possibilità di elaborare il dato che questa sottintende in modi differenti a seconda delle configurazioni che il vettore stesso può o meno assumere e in base al posto assegnato per ogni attributo considerato, quindi il livello logico assunto dalla variabile consiste nel "peso" che assumono i vari attributi presenti rispetto ad una loro particolare posizione, in sostanza bisognerebbe sviluppare in serie logica il vettore e così, di volta in volta, spostando gli attributi dalle loro posizioni in altre o inserendone di nuovi o togliendone, otterremo, a seconda delle configurazioni risultanti, un modo diverso di interpretazione della variabile stessa.


Così per esempio ad una variabile contenente un nome come può essere 'f$' si potranno assegnare vari livelli logici a seconda che si consideri il dato contenente come puramente un nome e quindi l'attributo identificante il livello sarà solo "descrittivo", oppure si potrebbe far partire un programma inferenziale per elaborare la variabile se si identifica l'attributo "fisico", o "poetico", o "psicologico", ovvero la "sovrapposizione degli effetti" qualora questi appartenessero al vettore logico che identifica la variabile stessa, ma a questo punto non avremmo fatto altro che potenziare la fase di elaborazione e non per questo l'intelligenza che rimarrà sempre e comunque omeostatica fintantoché non gli sarà data la possibilità di inferire autonomamente su strutture complesse di vettori rappresentanti ognuno le variabili e questo si potrà avere soltanto con processi ancora una volta rigidi, matematici, per nulla simili a quelli che portano l'uomo a fare dei processi analoghi sui concetti che invece sono indotti da un funzionamento “libero”, che potremmo definire “emergente”, o costretto da delle forze endogene o da fattori esterni e contingenti.

In definitiva, qualsiasi tipo di macchina che noi potremmo costruire, sebbene sia costituita con principi che assomigliano ai nostri metodi di elaborazione, non potrà mai avere un sistema di comunicazione ed intellettivo in grado di poter formulare delle possibilità di giudizio sulle variabili simili a quelle che può elaborare il genere umano: non esiste in queste macchine la "comunione universale".


Quanto sopra esposto sul mondo delle variabili, sui processi omeostatici di elaborazione e sulla tipologia delle intelligenze, serve per introdurre la parte dedicata allo studio elementare del sistema operativo mentale, ma mi rendo conto che se fossi un arrampicatore in free climbing a questo punto mi si presenta un passaggio estremamente difficile, quasi acrobatico per riportare il discorso su una posizione che si avvicini ulteriormente alle ipotesi del funzionamento della nostra mente e per fare questo passaggio tenterò di assicurarmi con degli appigli che siano il più possibile sicuri.