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GLI STATI ATTENZIONALI

Questa Spiegazione è appartenente ad una Serie di Articoli.

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Cominciamo dunque con l’identificare che cos’è lo stato attenzionale o perlomeno che cosa io intenda per “stato attenzionale”, in quanto ci permette di vedere fin da questo momento l’importanza della concezione mentale dell’attenzione che esprime un concetto "funzione" di capitale importanza.

La difficoltà di spiegare in termini correnti questo concetto mi porta a far partecipare il lettore a degli esperimenti di applicazione dell’attenzione con alcuni esempi che rendono possibile il "sentire" gli stati attenzionali come dei momenti di funzionamento della mente.

Per rendere l’idea di che cosa si tratti, basta pensare a quello che si prova quando ci si pone di fronte ad una situazione di attenzione applicata, ovvero, supponiamo che un vostro amico vi dica questa frase: "attento... ecco!" e lasci sospeso il discorso, l’esperimento funziona anche se ci ripetiamo da soli questa frase e con un po’ di sensibilità, ci si accorge che effettivamente succede qualcosa, una volta un bambino mi ha risposto che era come se si rizzassero le orecchie, in effetti succede che noi suscitiamo una “eccitazione attenzionale” che se si potesse esprimere con un segnale potrebbe avrebbe una forma di questo genere:


eccitazione attenzionale
eccitazione attenzionale



Il grafico ci illustra che nel tempo ’x’, ossia quando viene pronunciata la parola "ecco", si ha uno stato "logico" a livello "1" (indicato con “R”) dell’attenzione e questo stato viene mantenuto per un certo periodo non specificato, in realtà penso sia un fatto soggettivo, si potrebbe trattare di alcuni secondi, ma comunque credo che non dipenda soltanto dal soggetto, ma anche dal contesto, quindi dal momento e da altri fattori contingenti.

Che cosa significa quanto sopra? Soltanto che la nostra attenzione e‘ cambiata di stato: si è per così dire eccitata, per un determinato periodo si è portata al livello 'Q-S' che corrisponde al livello logico alto del segnale espresso nel grafico riportato, si potrebbe parlare di uno stato riflesso, ossia che l’attenzione si sia riposizionata su se stessa.

A questo punto si può notare che esistono due stati di attenzione, ovvero uno stato di coscienza attenzionale, che nel caso in esame si identifica al momento di dire "attenzione", dove per l’appunto l’attenzione si presenta rilassata a livello "0" e uno stato di eccitazione dove l’attenzione si presenta a livello "1" che corrisponde all’accumulo di energia pronta per essere utilizzata nelle operazioni costitutive della percezione.

E‘ chiaro che nell’esperimento sopra enunciato il sistema mentale era stato posto come ricevente o in input e quindi il suo operare consiste nel predisporsi a decifrare un’informazione analogamente al caso, che ci è sicuramente capitato a tutti, di assistere durante un viaggio in treno allo spettacolo offertoci dal paesaggio in movimento relativo attraverso il finestrino, i nostri occhi guizzano alla ricerca di fermare un’immagine che ci coglie attenzionalmente per renderla stabile e decifrabile, ancora una volta l’attenzione sviluppa la sua funzione in base alla quale noi scegliamo l’argomento

per cui questa si eccita e il nostro guizzare con gli occhi avanti serve per cogliere proprio attenzionalmente una data immagine, tale scelta di solito sembra spontanea, sembra non dipendere dal nostro pensiero corrente ma da qualcosa che sta al di sotto del livello di soglia della consapevolezza, sono dunque dei fattori esterni che colgono la nostra attenzione, come qualche cosa di particolare, qualche colore o qualche forma geometrica, durante questo nostro operare con gli occhi è come se qualcuno ci dicesse tanti "ecco..." che eccitano la nostra attenzione e ci costringono a soffermarci onde decifrare l’immagine, il ché equivale a dire che “l’energia trattenuta dallo stato di eccitazione attenzionale si espande in un engramma composto di armonie di stati attenzionali che daranno vita alla percezione della stessa immagine.”


Quante volte ci è capitato di fare una passeggiata per la strada, di sentire un rumore o un suono strano ed ecco che i nostri occhi guizzano a cercare di cogliere una particolare immagine nel luogo presunto come fonte del rumore, la nostra attenzione questa volta è stata sollecitata dall’apparato uditivo e di conseguenza il nostro riflesso è quello di espandere l’energia attenzionale andando a cogliere con gli occhi l’immagine che ha provocato in noi una variazione di stato attenzionale, succede la stessa cosa se per esempio vedendo transitare una macchina che ci sembra appartenere ad un nostro conoscente ci mettiamo a seguire quell’immagine per controllare se era effettivamente

ciò che ha destato in noi quel particolare interesse attraverso un processo questa volta di carattere cognitivo, succede sempre la stessa cosa, la nostra attenzione si eccita e dobbiamo scaricare questa energia applicando gli occhi e la mente sul soggetto che ha destato la nostra disponibilità attenzionale.

Vi sono degli esempi che possono chiarire ancor meglio la funzione degli stati attenzionali quando il nostro operare mentale è in ricezione e sono per così dire delle immagini da laboratorio che riporto nei disegni seguenti:



Esempio 1 funzione stati attenzionali
Esempio 1 funzione stati attenzionali

Ecco un simpatico disegno che può raffigurare a seconda che la nostra attenzione sia colta dal nero o dal bianco all'interno del rettangolo una vecchia o una ragazza, ma quello che è interessante notare consiste nel fatto che per raffigurarci queste due immagini la nostra attenzione si comporta in un modo complesso, ossia, non appena si è eccitata, viene messo in moto un processo che comporta l'entrata in opera di quelle funzioni che abbiamo rappresentato nello schema di base, in sostanza si può pensare che dal primo istante nel quale vi è stato un accumulo di energia con l'eccitazione attenzionale, questa venga controreazionata attraverso l'anello costituito dalle funzioni rappresentate con 'A(i)' e 'B(i)', il sistema di controreazione consiste nel costituire un primo engramma attenzionale attraverso le funzioni presenti in 'A(i)' che forse identificherà in blocco il colore, la spazialità e altre caratteristiche dell'oggetto o della cosa che sta per essere analizzata e va poi arricchendosi tramite la controreazione 'B(i)' in modo da costituire una serie di operazioni attenzionali che portano all’acquisizione dell’immagine, tale acquisizione viene costruita tramite delle successive frequenze di stati attenzionali dettate dalle variazioni del profilo considerato, mantenendo sempre presenti attenzionalmente le successioni del ritmo attraverso il quale viene a costituirsi l'immagine; troveremmo così, che la grandezza espressa come 'y(i)', si va arricchendo in 'z(i)' di stati che vengono sollecitati con la variazione, il nostro sistema di controreazione fa eccitare l'attenzione ogniqualvolta alla ripetizione di un ciclo di informazione trovi una variazione instaurando in modo sommativo queste informazioni in un codice attenzionale o engramma che ci dà la possibilità di incamerare in memoria la strutturazione dell'immagine percepita senza per questo dover ricordare tutte le informazioni attenzionali che sono servite per costituirla, quindi quello che è il concetto ricordato si forma attraverso delle informazioni attenzionali che esprimono il modo costitutivo dell'immagine e non tutti gli stati attenzionali che sono stati alla base della costituzione percettiva dell'immagine stessa.

Esempio 1 funzione stati attenzionali
Esempio 2 funzione stati attenzionali

In questo esempio possiamo pensare che siano intervenute nell'azione percettiva delle funzioni come il concetto di "cosa" il concetto di "singolare" quello di "plurale", quello di "tutto" e di "parte", la riparametrazione simmetrica attenzionale negata, in questo caso, la strutturazione del ritmo attenzionale dovuta alle variazioni del profilo di divisione delle superfici e l'attività associativa ai profili di entità conosciute, si può quindi immaginare che il concetto di questo disegno sia costituito dalla sequenza logica delle funzioni che sono intervenute ed elaborato dalla mente in parallelo.

Un esempio analogo a quello sopra esposto è quello espresso da quest'altro disegno ormai classico:


Esempio 2 funzione stati attenzionali
Esempio 2 funzione stati attenzionali


Anche in questo caso si possono distinguere due immagini diverse in riferimento all’orientamento: è un'altra figura alternante dove il gioco attenzionale del "tenere" e del "lasciare" è particolarmente attivo, dove il processo di costituzione delle immagini è lo stesso di cui sopra con la differenza che questa volta è verificata la riparametrazione simmetrica e quindi il concetto si formerà allo stesso modo ma con questa sola differenza.

Un simbolo invece che ci può fornire un bellissimo esempio per esercitare la nostra capacità intrinseca di riparametrazione simmetrica è quello che i cinesi chiamano "T'ai-chi T'u" o "Diagramma della Realtà Ultima",rappresentante le polarità opposte yin e yang :



Esempio 4 funzione stati attenzionali
Esempio 3 funzione stati attenzionali

Come si può notare è un simbolo simmetrico complementare a simmetria rotazionale, il gioco attenzionale che sviluppa mette bene in evidenza le operazioni elementari che la nostra mente compie per percepire le immagini,si tratta in definitiva di compiere delle operazioni estremamente semplici e di abbinarle tra loro,nel caso della riparametrazione simmetrica in effetti la nostra mente ricerca le "informazioni" che possono essere ritenute uguali, per immetterle in un contenitore, fornito dall'attività di concettualizzazione che serve per identificare dei "continui informazionali ".


Ovviamente questo non accade soltanto per le percezioni visive,ma anche per quelle che riguardano gli altri sensi; proviamo ora ad immaginare che cosa succede se abbiamo alcuni oggetti su un tavolo e ad occhi chiusi si tenta di toccarli: noteremmo con stupore che la nostra attenzione si comporta in modo analogo ossia si eccita al contatto delle nostre dita con l'oggetto e poi ci si aspetta con movimenti simili di trovare gli altri oggetti che vi sono posti, ancora una volta interviene quindi il meccanismo della controreazione che ci porta alla riparametrazione simmetrica dei movimenti e dei risultati che ci aspettiamo da questi, in altre parole significa che le operazioni che noi facciamo con la mente partono sempre da una carica energetica iniziale dovuta all’eccitazione attenzionale e si espandono, trasformando l’energia accumulata in reazioni a catena con una metodologia che ricerca l’uguaglianza di ritmo attenzionale, cosa analoga se ascoltiamo una musica, la nostra attenzione si eccita su di una nota e poi attraverso il ritmo musicale si aspetta la nota successiva tenendo presente e riparametrando la prima con la seconda,a questo punto possiamo ipotizzare che la costituzione attenzionale dei concetti percettivi o concetti "dato" viene a formarsi passando attraverso due stadi di elaborazione attenzionale, un primo stadio nel quale il servomeccanismo intrinseco della nostra mente sviluppa la sua funzione ricercando le simmetrie e le variazioni,riconducendo queste operazioni a dei ritmi attenzionali e un secondo stadio nel quale si immagazzinano o si incamerano le operazioni costitutive del processo attraverso la codificazione attenzionale dei concetti "funzione" di base che sono intervenuti, dando così origine ad un engramma che verrà riportato in memoria e che servirà per i processi cognitivi.


A questo punto invito il lettore a provarsi con degli altri esempi che può scoprire utilizzando l'immaginazione, per condurlo a fare delle ulteriori ipotesi sul funzionamento attenzionale della nostra mente per esempio scoprendo che cosa succede quando squilla il telefono o suona una sveglia o nota una macchia su una superficie o tocca accidentalmente qualcosa.


Lo vedremo nel Prossimo articolo, grazie per la lettura...


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